Obiettivi e moltiplicatori

L'utilizzo di macchine fotografiche reflex ha l'indiscutibile vantaggio di permettere la scelta dell'obiettivo più adatto alle proprie esigenze.

Molto spesso i neofiti della fotografia pongono maggiore attenzione sulla scelta del corpo macchina rispetto agli obiettivi ma, in genere, questo è un errore.

Il corpo macchina incorpora infatti una tecnologia hardware che, esattamente come accade nel campo informatico, migliora con il tempo.

Pertanto, ad esempio, un modello entry level di oggi può utilizzare degli algoritmi di conversione analogico/digitale o di riduzione del rumore più avanzati rispetto a quelli usati in precedenza anche su modelli più costosi. Inoltre, molto spesso vengono utilizzati gli stessi sensori digitali su modelli di fasce di prezzo differenti, e questo comporta il fatto che la qualità risultante delle immagini sia paragonabile anche tra corpi macchina che costano uno il doppio dell'altro.

Presupponendo che si paragonino tra loro macchine dello stesso tipo (APS-C o Full Frame), le differenze più sostanziali tra i modelli di fasce differenti sono principalmente la qualità costruttiva, l'utilizzabilità di numerose funzioni direttamente sul corpo macchina senza entrare nel menù di configurazione, l'eventuale tropicalizzazione, la presenza di funzioni avanzate di regolazione, ecc.

All'interno degli obiettivi invece c'è solamente la qualità delle lenti utilizzate, ed eventuali funzioni aggiuntive come la riduzione delle vibrazioni o un più veloce sistema di messa a fuoco.

Pertanto, il mio consiglio generale è (una volta valutato il budget a disposizione) investire prioritariamente negli obiettivi che in un migliore corpo macchina, a meno di non necessitare strettamente delle funzioni in esso presenti, e non a disposizione dell'attuale corpo.

Le caratteristiche che distinguono gli obiettivi sono le seguenti:

  • LUNGHEZZA FOCALE e Angolo di Campo
    La lunghezza focale viene espressa in millimetri, e rappresenta la distanza tra la lente (punto nodale posteriore) dell'obiettivo e il piano focale (sensore). Poichè all'interno degli obiettivi non c'è una singola lente, per definire la lunghezza focale viene considerato il centro ottico dell'obiettivo, detto appunto "punto nodale posteriore".
    Direttamente connesso alla lunghezza focale è anche il concetto di "angolo di campo", inteso come il massimo angolo di visuale ottenibile con una determinata lunghezza focale.
    Aumentando la lunghezza focale avremo un minore angolo di campo, per cui otterremo un ingrandimento del soggetto, mentre diminuendolola otterremo un angolo di campo più ampio.

    In realtà, a parità di obiettivo, il valore di angolo di campo ad una determinata focale dipende anche dalle dimensioni del supporto su cui deve essere impressa l'immagine. Poichè è stato assunto come rifierimento il formato della pellicola a 35mm, il rapporto 1x viene rispettato solo sulle fotocamere analogiche o digitali a pieno formato (full frame).  I sensori a formato ridotto (come le APS-C) hanno un proprio fattore di moltiplicazione per il calcolo della focale effettiva, che viene chiamata "focale equivalente" (intendendo quindi il valore della focale equivalente nel formato a 35mm).
    Ad esempio, il fattore di moltiplicazione per le APS-C Canon è 1.6x, mentre quello delle APS-C Nikon è 1.5x.

    Alcuni obiettivi hanno la possibilità di regolare la lunghezza focale agendo direttamente su una ghiera posta sul barilotto dell'obiettivo stesso. Questi obiettivi sono detti zoom, mentre gli altri sono detti a focale fissa.





    Infine, vengono chiamati "normali" gli obiettivi con focale equivalente pari a 50mm. Obiettivi con una focale al di sotto di tale valore sono detti grandangolari, al di solpra teleobiettivi.
    Gli obiettivi agli estremi di queste due categorie sono detti ultragrandangolari e supertele , che coprono rispettivamente le focali equivalenti dai 12mm ai 16mm, e dai 300mm in su.

    Completano la gamma degli obiettivi i fisheye e i tllt & shift.
    I fisheye hanno la particolarità di avere un angolo di campo di 180°, introducendo una prospettiva estremamente distorta fortemente utilizzabile a fini creativi.
    I fisheye tra gli 8mm e i 10mm sono detti circolari, poichè l'immagine che producono sarà appunto circolare per via della prospetitva a 180° in tutte le direzioni.
    I fisheye tra i 12mm e i 14mm producono invece un'immagine a fotogramma pieno, tagliando completamente i bordi circolari.

    Nella fotografia architettonica, invece, per ovviare alla distorsione prospettica delle linee degli edifici introdotta da un basso punto di ripresa, vengono molto utilizzati gli obiettivi cosiddetti tilt-and-shift, (decentrabili e basculabili). Tali obiettivi permettono rispettivamente di spostare il punto centrale del gruppo ottico, e di agira sulla profondità di campo tramite l'inclinazione dell'asse ottico rispetto al piano focale.

  • APERTURA MASSIMA
    All'interno dell'obiettivo la quantità di luce passante è regolata dal diaframma.


    Fisicamente, Il diaframma è un elemento lamellare di apertura variabile. Più è chiuso, minore è la quantità di luce che raggiungerà il sensore (o pellicola). Più esso è aperto, maggiore sarà tale valore.




    Nell'utilizzo abituale è invece espresso come numero, che segue una scala prefissata da un valore minimo a un valore massimo, ed è espresso nella forma f/n dove n è il valore numerico corrispondente al diaframma utilizzato.
    La scala teorica completa dei diaframmi a disposizione è composta dai seguenti valori:
    f/1 f/1,4 f/2 f/2,8 f/4 f/5,6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32 f/45 f/64.

    E' importante ricordare che ad ogni passaggio raddoppia il valore di luce che raggiunge il sensore/pellicola. Passando quindi da f/4 a f/2.8, per compensare la quantità (doppia) di luce in ingresso, sarà necessario un tempo di scatto il doppio più veloce.

    Il valore minimo raggiungibile (ad esempio f/2.8) indica lo stato di massima apertura del diaframma, mentre il valore numerico più alto (ad esempio f/22) ne indica lo stato di massima chiusura.

    Mentre tutti gli obiettivi raggiungono più o meno gli stessi valori di massima chiusura, è il valore di massima apertura raggiungibile che può far variare il prezzo dell'obiettivo anche di 2 o 3 volte.

    Per scene d'azione veloci o in condizioni di luce scarsa, quindi, la disponibilità di un diaframma più aperto diventa cruciale, permettendo di "congelare" l'azione grazie un tempo più basso di scatto.

    Infine, sugli obiettivi zoom, il valore di massima apertura può variare in base alla lunghezza focale. Pertanto, se leggiamo ad esempio sull'obiettivo 16-85mm f/3.5-5.6 , significa che tale obiettivo può raggiungere il valore di massima apartura f/3.5 solo alla minima focale (16mm) , mentre alla massima focale (85mm) il valore di massima apertura sarà di f/5.6.

  • MESSA A FUOCO
    Per la regolazione della messa a fuoco è presente una ghiera posta sul barilotto dell'obiettivo. Tale regolazione può essere esclusivamente manuale, oppure automatica tramite un motore di messa a fuoco posto all'interno dell'obiettivo stesso o della fotocamera. La presenza e soprattutto la velocità del motore di messa a fuoco posto all'interno dell'obiettivo è un altro fattore importante al fine del costo complessivo dell'ottica.

    E' importante ricordare che alcune fotocamere entry level , come la Nkon D3000, D3100 , non sono dotate di motore di messa a fuoco interno. Pertanto, con obiettivi privi anch'essi di motore di messa a fuoco, l'unica opzione disponibile è la regolazione manuale del fuoco.

    Due altri fattori sono legati alla messa a fuoco : il rapporto di ingrandimento e la minima distanza di messa a fuoco; entrambi particolarmente utili nella fotografia ravvicinata (macro).

    Il rapporto di ingrandimento indica il rapporto tra le dimensioni del fotogramma e quelle del sensore. Un rapporto 1:1 permette pertanto di registrare un fotogramma delle medesime dimensioni del sensore.

    La minima distanza di messa a fuoco, invece, determina quanto è possibile avvicinarsi al soggetto per poterlo mettere a fuoco. Una minore distanza di messa a fuoco comporta quindi un maggiore ingrandimento del soggetto (aumentando il rapporto di ingrandimento).


Altri fattori di determinazione del prezzo di un obiettivo sono:

  • QUALITA' DELLE LENTI e TROPICALIZZAZIONE

Sulle ottiche di qualità le lenti posso essere trattate con particolari rivestimenti per minimizzare difetti ottici come il flare o l'aberrazione cromatica. Questo è il caso delle lenti ED Nikon, o della serie L di Canon.

Allo stesso modo, le ottiche professionali sono altresì resistenti agli agenti atmosferici. Questo trattamento prende il nome di "tropicalizzazione", e permette di utilizzare l'ottica (in abbinamento con un corpo macchina anch'esso tropicalizzato) in condizioni estreme (pioggia, polvere ecc...).

  • SISTEMA DI RIDUZIONE DELLE VIBRAZIONI

Un elemento molto costoso è il sistema di riduzione delle vibrazioni impresse dall'utilizzatore durante l'utilizzo a mano libera.
Con i recenti sistemi di riduzione vibrazioni (chiamati VR su Nikon , IS su Canon) , può essere raggiunto un tempo di scatto anche fino a 4 stop più lento.

 

Esistono infine degli accessori che permettono di estendere la lunghezza focale di un obiettivo, o di ridurne la minima distanda di messa a fuoco. Eccoli brevemente elencati:

  • MOLTIPLICATORI DI FOCALE
    Si tratta di un gruppo ottico che permette di estendere la lunghezza focale di un obiettivo senza modificarne la minima distanza di messa a fuoco. Comporta una diminuzione della luminosità pari al fattore di moltiplicazione del moltiplicatore. Un moltiplicatore 2.0x applicato ad un obiettivo 300mm f/2.8 lo renderà quindi equivalente a un 600mm f/5.6.
    Sono molto utilizzati nella fotografia di animali, poichè permettono di coprire distanze particolarmente elevate.
  • TUBI DI PROLUNGA
    Applicati all'ottica, ne riducono la minima distanza di messa a fuoco. Sono molto utili in macrofotografia, poichè comportano un aumento del rapporto di ingrandimento.
    Come i moltiplicatore di focale comportano una diminuzione della luminosità dell'ottica pari alla dimensione del tubo.
  • LENTI CLOSE-UP
    La soluzione più economica per chi si avvicina alla fotografia macro, le lenti close-up sono delle lenti addizionali a vite applicabili frontalmente all'obiettivo per effettuare riprese a distanza ravvicinata. Riducono la lunghezza focale dell'obiettivo , e non ne alterano la luminosità. Come difetto hanno una diminuzione della qualità complessiva dell'immagine.